Fra due anni i sacchetti di plastica che hanno invaso i prati, devastato i fiumi, inquinato i mari spariranno. Il primo gennaio 2010 al loro posto arriveranno gli shopper biodegradabili che, anche in mano a una persona con scarsa sensibilità ambientale produrranno danni limitati visto che si disgregano nell´arco di settimane invece che di decenni o secoli.«E´ un vantaggio ecologico evidente che trascina con sé un vantaggio economico perché siamo produttori della nuova generazione di plastiche», ricorda Ermete Realacci, il presidente della commissione Ambiente della Camera che ha portato in Finanziaria la norma che impone i nuovi standard dei sacchetti. «Con pochi centesimi di differenza a shopper abbiamo avviato un processo positivo e dimostrato che, quando si investe sull´accoppiata innovazione ambiente, i risultati arrivano».Nel 2007 è partita la prima bioraffineria italiana, uno stabilimento d'avanguardia frutto di un accordo tra la Novamont, un'azienda nata da un centro di ricerca Montedison, e la Coldiretti. L'idea nuova è stata puntare sulla Mater-Bi, un prodotto tecnologicamente innovativo, ma legandolo al territorio. La plastica biodegradabile si produce a Terni da un filiera rigorosamente locale che ha mobilitato gli agricoltori della zona per fornire la materia prima necessaria a sostituire il petrolio.Mezzo chilo di mais e un chilo di olio di girasole sono sufficienti per creare circa 100 buste di bioplastica. Secondo i calcoli della Coldiretti, per sostituire le 300 mila tonnellate di plastica necessarie a produrre i sacchetti usati in un anno in Italia basterebbe coltivare circa 200 mila ettari, un quinto delle terre agricole non utilizzate. Il tutto con un ovvio vantaggio ambientale visto che 1 chilo di polietilene comporta l´emissione di 2 chili di anidride carbonica, mentre per 1 chilo di bioplastica si rilasciano solo 800 grammi di anidride carbonica.Nel 2007 la bioraffineria di Terni ha prodotto 20 mila tonnellate di granuli che somigliano a riso, il prossimo anno si arriverà a 60 mila tonnellate. Una quantità da cui si possono ricavare 6 miliardi di shopper, oppure i teli per la pacciamatura su 600 mila ettari di campi (evitando il sudario di plastica nera indelebile), oppure 300 milioni di biopneumatici che riducono le emissioni di anidride carbonica di 10 grammi a chilometro.
( Antonio C.)
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